?

Log in

No account? Create an account
 
 
04 November 2009 @ 01:12 pm
[SUPERNATURAL] - Memories of you and me  

TITOLO: Memories of you and me
FANDOM: Supernatural
PAIRING: Dean\Sam, ma non per forza inteso in senso slash
RATING: vario
AVVERTIMENTI:è una storia a tematiche omosessuali. Se non piace non leggere.
DISCLAIMER: i personaggi nominati in questa storia appartengono alla CW e a Kripke. Nulla di quanto segue e scritto a scopo di lucro.
NOTE:allora, ognuna di queste piccole storie è direttamente collegata a un particolare momento della serie. Quindi, si tratta di una carrellata di alcuni dei momenti che più mi piacciono o mi hanno colpita, su cui ho deciso di scrivere qualcosa. Sono tutte Dean\Sam centriche, ma possono essere lette anche in senso non slash. La raccolta va dalla prima serie alla quinta, quindi è piena di SPOILER. Ah, le frasi in corsivo sono riprese dagli episodi. E non sono betate, quindi perdonate gli eventuali orrori errori.
DEDICHE: a [info]sunset_noise e  [info]sacchan90

 

1.14 – Incubi
Dean continua a parlare e a ripetere che deve trattarsi solo di una coincidenza, mentre i fari dell’Impala fendono il buio di quella notte umida e lui si morde leggermente un labbro, lanciando un’occhiata di sottecchi a suo fratello.
Sta cercando di aggrapparsi a qualsiasi giustificazione logica e razionale, il che è abbastanza assurdo visto che passa il tempo a dare la caccia a demoni e fantasmi, per convincere Sam, e se stesso, che si è trattato solo di uno stupido incubo.
Ma quando Sam chiude la telefonata e lo informa che la targa di quella macchina esiste veramente, non è più molto ciò che possa dire. Perché, evidentemente, c’è qualcosa che non va in tutto quello. C’è qualcosa che non va nel suo fratellino.

1.15 – La famiglia Bender
Batti la mano sulle sbarre di ferro di quella dannatissima gabbia e non puoi evitare che un ghigno soddisfatto ti si dipinga sulla faccia. Non è che tu sia felicissimo di vederlo chiuso lì dentro, in balia di quei pazzi psicopatici, ma, almeno, l’hai trovato. Sam ti rivolge un sorriso sollevato e tu ti convinci che stia bene sul serio. Ti guardi intorno e arrivi alla conclusione che quel posto non ti piace neanche un po’. Quindi, ti concentri su come trovare un modo per tirare Sammy fuori di lì per, poi, andare a cercare quei bastardi e dare loro quello che si meritano.

2.03 – Vampiri
Che suo fratello sia leggermente pazzo, Sam l’ha sempre saputo. E, quindi, quando Dean gli chiede di dargli un pugno, uscendone così all’improvviso, non rimane stupito più di tanto, attribuendo il tutto proprio alla sopraccitata pazzia. Poi realizza che, probabilmente, Dean sta cercando di fargli capire che gli dispiace per tuta la storia di Gordon e dei vampiri e Sam arriva alla conclusione che, invece di essere tanto teatrale, Dean dovrebbe imparare ad usare più spesso la parola “scusa”.
E’ quello che arriva subito dopo dal fratello che lo lascia veramente stupito.
Dean che si lamenta del loro lavoro, Dean che mette in dubbio quello che ha fatto loro padre e il modo in cui li ha cresciuti. Un’inversione dei ruoli piuttosto anomala.
E, alla fine, la conferma dei timori che ha avuto in quei giorni, di come quella caccia sia diventata troppo personale per lui. Troppa rabbia, troppo rancore, troppo odio.
Ma ciò che conta è che tutto quell’odio e quella rabbia Dean è riuscito a tirarli fuori e a non lasciarsi sopraffare.
E se il merito è davvero suo, Sam non avrà problemi a continuare così.
D’altronde ha un’onorata carriera lunga 25 anni come spina nel fianco. E il grazie di Dean è la migliore conferma che possa avere al riguardo.


2.10 – Destino crudele
Gordon è un bastardo, figlio di puttana. E tra poco sarà un bastardo, figlio di puttana morto.
Dovrà pazientare solo un altro minuto.
Appena hai mani e bocca libere afferri Sam, che sta ancora armeggiando coi lacci alle tue caviglie, per il bavero del giubbetto, portando il suo viso all’altezza del tuo.
Gli lasci scivolare addosso un’occhiata ansiosa, preoccupato per quel brutto taglio che ha su una guancia, e gli poggi una mano sulla spalla, per assicurarti che vada tutto bene e che sia realmente lì.
Perchè, mentre eri legato a quella sedia, hai creduto di averlo perso e l’ondata di rabbia, dolore e panico che ti ha travolto è stata talmente forte da lasciarti senza fiato, per un istante.
Ecco perché Gordon è un bastardo, figlio di puttana morto.
Ma, poi, Sam ti trattiene per la manica e ti dice di non preoccuparti e di andare via, perché tanto è tutto sistemato e che Gordon non è più un problema.
Te lo dice con una voce così stanca, una specie di mezzo sussurro, che tu ti limiti a seguirlo verso l’uscita senza ribattere altro.
Peccato che, appena siete fuori dall’edificio, i proiettili sparati da Gordon inizino a sibilare intorno alle vostre teste e tu, mentre gli intimi di correre, prendi mentalmente nota di chiedere a tuo fratello quale sia esattamente il suo concetto di “tutto sistemato”.

2.21 – Scontro tra prescelti, pt 1
Ti getti in avanti, scattando verso di lui, non appena vedi la lama del coltello penetrargli nella schiena e le sue ginocchia cedere, schiantandosi sul terreno fangoso.
In un secondo gli sei vicino e lo stai stringendo tra le braccia, mentre le tua mani artigliano la sua schiena e in un attimo si tingono di rosso.
Lo afferri per le spalle e cerchi di scuoterlo, continuando a chiamarlo ripetutamente, perché deve restare sveglio. Non deve andarsene.
La sua testa, però, si piega di lato, come quella di una bambola rotta, e il suo corpo ti si affloscia contro.
E tu gridi ancora il suo nome, con tutta l’aria che hai nei polmoni, ma la voce si spezza e senti il cuore attanagliato in una morsa d’acciaio.
Perché Sammy non risponderà più.

2.22 - Scontro tra prescelti, pt 2
Non credi di aver mai guidato l’Impala a quella velocità. Non credi di aver mai corso così tanto e così velocemente con la tua macchina senza preoccuparti dei danni che potrebbero causarle la strada dissestata o le curve prese in quel modo. E non te ne importa niente. L’unica cosa che conta, adesso, è spingere un altro po’ sull’acceleratore e trovare quel maledetto incrocio.
Il resto, poi, andrà tutto a posto

Post 3.16 – Non c’è pace per il maligno
E’ come se lo avessero svuotato completamente di ogni emozione, è come se di lui non fosse rimasto che un guscio di carne vuota.
Sam non pensava che sarebbe stato così. Pensava che avrebbe fatto male, che sarebbe stato un dolore lacerante e insostenibile. Credeva che il mondo si sarebbe bloccato, crepandosi irrimediabilmente, e lui sarebbe rimasto bloccato in un limbo di tempo indefinito. Invece, si è ritrovato a non provare proprio niente, mentre il mondo è andato avanti, come se nulla fosse successo.
Perciò, Sam ha continuato a mangiare, a bere, a guidare e cacciare. Ha continuato a fare tutto quello che ha sempre fatto. Con l’unica differenza che il suo cuore si è fermato allo scoccare di quella mezzanotte e non è più andato avanti.

Terza stagione
Valutando la sua esistenza, ora che è arrivato al suo ultimo anno di vita, Dean può dire che è ben poco ciò che può considerare realmente suo. Perché quando sei un cacciatore, in fin dei conti, non possiedi niente. Sei sempre in giro, ti muovi in continuazione, e non hai la possibilità di creare legami con gli oggetti o le persone.
Così, Dean sente che è davvero ristretto il numero delle cose che hanno valore per lui.
La sua macchina, che è la sua bambina, e non lo ha mai abbandonato. E’ stata la sua compagna di viaggio quando non c’era nessun altro con lui. Nemmeno suo padre. Nemmeno Sam. Ed è una specie di eredità di famiglia.
Poi, c’è la musica. Perché la musica è fondamentale quando corri sulla strada. E deve essere la musica giusta, non la schifezza che va di moda di questi tempi. Bensì, musica degna di questo nome.
Subito dopo, Dean ci metterebbe il cibo che, a suo modestissimo parere, è una delle gioie della vita: una delle cose che vale la pena di godersi. E chi se ne frega se, come non si stanca mai di ripetergli suo fratello, a lungo andare si distruggerà il fegato. Tanto non è più un problema che deve porsi, quello di preoccuparsi di ciò che potrebbe succedere a lungo andare.
E, per concludere, l’ultimo posto che rimane è per Sam. Perché le cose migliori, quelle più importanti, si conservano per la fine, no?
Sam, in realtà, è l’unica cosa per cui gli dispiace morire ma, anche, quella per cui è disposto a farlo senza remore. Davanti a Sam, infatti, tutto il resto non conta più niente.


4.01 – The Lazarus rising
Quando apri gli occhi e ti rendi conto di dove sei, un’ondata di panico ti attraversa. E non appena ce la fai a sollevare le braccia e usarle per spingere verso l’alto, tutto quello che senti a contatto con le tue mani è terra. Terra che ti frana sulla faccia e ti intrappola fino a che non riesci a fare abbastanza forza per tirati fuori da quella che è la tua stessa tomba. Terra sopra e intorno a te; terra che ti si infila in bocca ed è il suo gusto amaro e metallico che ti dà il bentornato alla vita.


In un qualsiasi punto di metà quarta stagione
Il vento soffia fuori dalla finestra di quell’ennesima stanza di un ennesimo motel, scuotendo le fronde degli alberi. Sam si muove lentamente, cercando di evitare qualsiasi rumore, e si avvia alla porta. Non vorrebbe mentire a suo fratello e nemmeno essere arrivati a quel punto, ma ne ha bisogno. Ha bisogno di quello che solo Ruby può dargli, quello che gli serve per poter sconfiggere Lilith una volta per tutte. Questo è ciò che si ripete mentre scivola fuori dalla camera ed entra in macchina, mettendola in moto lui perché Dean non c’è.
C’è solo il vento freddo che continua ad ululare e gli penetra nelle ossa, facendolo rabbrividire.

4. 21 – When the levee breaks

Un pugno e Dean finisce steso a terra, con lo zigomo dolorante contro il pavimento.
Ma non è niente in confronto al dolore che prova Sam, il dolore che le parole di suo fratello gli hanno procurato. Perché Sam ha visto il cambiamento negli occhi di Dean: da quando i suoi poteri hanno cominciato a manifestarsi fino a quell’esatto momento, in cui suo fratello l’ha ammesso chiaramente, Sam ha percepito come Dean abbia iniziato a guardarlo in modo diverso.
Il pugno di risposta di Dean gli arriva direttamente sullo zigomo sinistro, seguito subito da un altro. E, poi, è una serie di colpi dati e ricevuti tra due persone che possono prevedere troppo bene le mosse reciproche perché una delle due possa prevalere. Fino a che Sam non afferra Dean per il giaccone e lo lancia contro il separé della stanza, cosi che il maggiore si ritrova atterrato, tra frammenti di vetro e legno.
Sam gli è addosso un secondo dopo egli stringe le mani intorno al collo con tutta la forza che ha. Stringe perché la rabbia è troppo grande e vede tutto rosso; stringe per impedire che l’aria gli arrivi nei polmoni; stringe perché, in quel preciso istante, sente di odiare Dean per la prima volta in vita sua.
E, all’improvviso, la rabbia sparisce e lui lascia la presa di botto, alzandosi in piedi, mentre una nuova consapevolezza si fa strada nella sua mente: Dean non capisce quanto sia necessario ciò che sta facendo per vincere quella battaglia; Dean crede che lui sia un mostro, un demone disgustoso; Dean non lo conosce.


“Tu non mi conosci. Non l’hai mai fatto. E mai lo farai.”


Glielo dice stranamente calmo e tranquillo, mentre si volta per andarsene.


“Se esci da quella porta, non tornare più indietro.”


Le parole di Dean gli arrivano spezzate e affannate, ma fin troppo chiare.
Quello è decisamente il colpo finale.
Non c’è davvero più niente che lo trattenga li.

4.22 – Lucifer rising

Ha bisogno di qualcosa di alcolico. Qualcosa di molto alcolico e molto forte.
Ha bisogno dell’alcol che gli scivoli giù per la gola e gli bruci lo stomaco, così che possa sovrastare l’altro bruciore che lo sta divorando dall’interno.
E’ un dolore lacerante e lui pensava di aver già toccato l’apice stringendo tra le braccia il corpo senza vita di suo fratello. Ma questo è peggio. Gli ha detto che se fosse uscito da quella porta non si sarebbe più dovuto azzardare a tornare e lui se ne è andato.
Sam è andato via.
E Dean è così stanco, così sfibrato, così esausto e da così tanto tempo, per giunta, che si sente incapace di muovere un solo altro passo.
Perché Sam non c’è più e se ci sarà se lo ritroverà contro. E, alla fine di tutto, la forza di non perdersi gliel’ha sempre data lui.
Così, per un attimo (ma sembra durare una vita e gli lascia il vuoto dentro), non riesce più ricordarsi quale sia il senso di tutto quello.


5.02 – Good God, Y’All
Andare avanti così non è più possibile. Anche volendo continuare a far finta di niente, è diventato tutto talmente evidente da sembrare quasi ridicolo. Gli sguardi di Dean e i suoi silenzi sono qualcosa che non può più sopportare. Ciò che si agita dentro di lui, che non è sicuro di poter controllare, e il senso di colpa, che lo sta divorando dentro, sono qualcosa che deve tentare di gestire da solo. E l’unica cosa che gli sembra sensata, al momento, è mettere tra sé e tutto quello la maggior distanza possibile. Andare via, ancora una volta. Solo che in questo caso, in realtà, non si tratta di un modo per cercare se stesso (quello che è, chi è, l’ha capito fin troppo bene), ma di una fuga. Se dallo schifo che è piombato loro addosso, da Dean o da se stesso, questo Sam non lo sa. Sa solamente che, una volta, non sarebbe stato un problema. Perché, fino a quel momento, Sam aveva sempre pensato che qualsiasi ostacolo lui e Dean l’avrebbero affrontato insieme.

5.03 – Free to be you and me
Fermo contro lo sportello dell’Impala, Dean sente che l’ansia lo sta letteralmente mangiando vivo.
Ha un centinaio di domande che gli frullano in testa. Starà facendo la cosa giusta? L’istinto gli dice che si, è così che deve andare, perché non può essere giusto stare lontano da Sam; che insieme posso essere più forti anche della debolezza che ognuno dei due rappresenta per l’altro. Però, non può evitare che la parte razionale che c’è in lui gli insinui il dubbio che quello possa rivelarsi un errore fatale. E, poi, diventano altre le domande che si fanno pressanti. Come sarà stato Sam in quei giorni in cui non si sono visti? Che avrà fatto? E, soprattutto, che effetto gli farà rivederlo?
Una macchina svolta l’angolo, Dean scorge vagamente la testa di Sam, per, poi, fermarsi a pochi metri da lui. Suo fratello scende qualche secondo dopo e, mentre gli viene incontro, un’assoluta certezza si fa strada tra i pensieri di Dean, cancellando ogni sorta di dubbio: qualsiasi cosa succederà da quel momento in poi, dipenderà solo dalle loro azioni. Vinceranno insieme o perderanno insieme.

5.03 – Free to be you and me
La libertà è quella che loro due non hanno mai avuto. Non sono mai stati liberi di scegliere come vivere le loro vite o cosa farne. Non sono stati liberi di vivere un’infanzia come quella di tutti gli altri bambini o di poter crescere senza un fardello troppo pesante da portare sulle spalle.
La libertà è, davanti ad un destino che non si sono scelti ma che sono costretti ad affrontare, decidere di tenere testa a quello schifo insieme. E così, magari, venirne fuori interi.

 
 
Current Location: Il loft di Isaac
Current Mood: anxiousanxious